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IO ho spostato il tuo formaggio!

12/07/2016 • By

Io ho spostato il tuo formaggio è una storia, breve e semplice.

Una storia molto evocativa, che parla di topi che vivono in un labirinto ed hanno appreso a non farsi domande.

Non si chiedono perchè il formaggio che loro desiderano venga spostato.

Non si chiedono chi lo sposti.

Non si chiedono neppure perchè esista il labirinto.

Una visione fatalista domina la loro esistenza, mentre si affannano a cercare il formaggio in modo sempre più veloce ed efficace.

Ma il formaggio non dà la felicità.

La metafora è immediata e l’analisi non ha pretese di grande profondità… ma questa piccola distopia è incredibilmente potente nel mostrarci quello che siamo.

Quando corriamo sulla nostra piccola ruota, nel nostro labirinto sempre più stretto, cercando di accumulare qualcosa di cui forse non abbiamo bisogno.

Una piccola storia, da leggere assolutamente.

Vi lascio con una citazione che mi ha colpito, e che per me può benissimo guidarci nella corsa quotidiana (e nella SOSTA quotidiana):

Vedi, Max, il problema non è che il topo è nel labirinto,

ma che il labirinto è nel topo.


Parole chiave del coaching

Per ascoltare, primo tacere.

02/03/2016 • By

Ascoltare nella maggior parte delle professioni è un elemento non eliminabile. Serve per l’analisi di esigenze formative, per una pianificazione strategica, per un percorso di carriera… quasi sempre, in tutti i lavori, c’è un momento in cui ho bisogno di ricevere informazioni cruciali da un altro essere umano.

Quindi di fare delle domande, spesso, e ascoltare dei contenuti, quasi sempre.

Ascoltare, e soprattutto ascoltare attivamente come dicono gli psicologi, è però una cosa difficilissima da fare. Spesso crediamo di farlo, in realtà facciamo altro, e quindi non otteniamo i risultati che desideriamo.

Condivido su questo un intervento molto interessante e divertente di Ernesto Sirolli sull’ascolto: ecco il video con le trascrizioni.

Sirolli parla di una sua esperienza in Zambia, nella quale collaborando con una ONG ha cercato di portare l’agricoltura nel Paese. Con tragici effetti che non vi anticipo (è veramente comico sentirli da lui!), ma una frase riassume tutto il senso del video e degli errori che molti di noi commettono nel lavoro. Racconta Sirolli di questa conversazione tra i volontari e gli abitanti dello Zambia:

Perchè non ce l’avete detto??

Perchè non ce l’avete mai chiesto.

 

Come dice anche il mio supervisore di coaching: la prima legge per ascoltare è… tacere!

Fin qui la parte facile. Se avessi appena letto penserei:

Ok, chiaro. Per il mio lavoro è importante capire cosa l’altro vuole e di cosa ha bisogno.

Mi hai detto che la tecnica è tacere.

Sto zitta.

Sono a posto.

Il problema è che tacere con le corde vocali è una condizione per tacere sul serio, ma non l’unica.

Vediamole:

  • Tacere significa essere in silenzio, fuori e dentro. Ovviamente evitare di parlare (sopra all’altro, addosso a lui). Ma anche evitare di parlare internamente. Se mentre una persona mi parla io ho una radio in testa che manda a tutto volume pregiudizi, opinioni o suggerimenti… non sto affatto facendo silenzio! Mi viene in aiuto una metafora con cui un bravissimo ballerino di tango, Carlitos Espinoza, mi ha spiegato questa idea del tacere. Dice Carlitos che tacere col corpo significa: spegnere l’attivazione che viene da sè e ascoltare cosa ci sta proponendo lui (il ballerino). Anche se sono ferma, se ho il corpo attivato con una molla interna pronta a scattare, non c’è spazio per ascoltare lui.

Lo stesso vale con i pensieri.

Promemoria per monitorare i momenti di radio accesa: un mio insegnante definisce le donne che vanno da sole senza ascoltare il ballerino… trote arpionate che si agitano! Ho reso l’idea? La prossima volta che ti sembra di essere distratto durante un colloquio, pensa che l’altro potrebbe vederti come una trota arpionata che non può aspettare le sue riflessioni!

Trota

Ascoltare non è fare la trota arpionata

 

  • Tacere ascoltando serve per fare poche ma cruciali domande. Come nell’esempio di Sirolli.

Se non mi chiedi perchè non ho mai coltivato i pomodori nel mio fiorente Paese, non te lo dirò.

Sul secondo punto una fonte sempre preziosa è Edgar H. Schein (MIT Sloan School of Management) con il suo L’arte di fare domande, quando ascoltare è meglio che parlare.

QUINDI

Tacere, abbassare la radio interna e chiedere con genuinità quello che serve sapere. Questa per me è un’utile linea di condotta nei colloqui e nelle sessioni di coaching.

Io credo un ascolto vero sia l’unico modo per essere genuinamente insieme all’altro nel suo discorso. E quindi, per aiutarlo.

 


Suggerimenti e spunti

Dire per chiedere: le parole creano relazioni.

23/02/2016 • By

Sul potere generativo delle parole, e sul significato che le nostre affermazioni hanno nella relazione con gli altri.

Bell’articolo di 

Significa, dice l’autore, che ad esempio

“Accidenti che disordine c’è qui” può essere una descrizione accurata della situazione, ma il mio vero intento – la sua “forza illocutoria”, per usare il gergo di Austin – è cercare di far sentire in colpa l’altra persona, o di costringerla a mettere in ordine. Da una parte c’è quello che significa la frase, dall’altra quello che intendiamo dire.

qui il link all’articolo di Burkerman: Un metodo a prova di bomba per scatenare e chiudere una lite.

qui due link per conoscere meglio la teoria di Austin: Come fare cose con le parole di John Langshaw Austin.

 

 


Chi è il coach?

Il coaching è una cosa seria?

16/02/2016 • By

..il coach, chi è?

Tra il motivatore e lo psicologo, le teorie sono le più varie e alcune meriterebbero un libro di racconti.

Il coach non è necessariamente un psicologo (anche se sarebbe meglio! vedi qui l’articolo della scorsa settimana), ma deve avere alcune competenze specifiche. Per essere sicuri di rivolgersi a un esperto, il modo più semplice e utile è scegliere i professionisti certificati.

Esiste in Europa il principale ente certificatore è l’ICF – International Coaching Federation. Nel sito ICF si rintracciano moltissime informazioni utili, tra cui le 11 competenze chiave del coach. Qui il testo completo, e sotto una sintesi.

…per capirci!

STABILIRE LE BASI

1 Ottemperare alle linee guida etiche e agli standard professionali

2 Stabilire l’accordo di coaching

 

CO-CREARE LA RELAZIONE

3 Stabilire fiducia e vicinanza con il cliente

4 Presenza nel coaching

 

COMUNICARE CON EFFICACIA

5 Ascolto attivo

6 Domande Potenti

7 Comunicazione diretta

 

FACILITARE APPRENDIMENTO E RISULTATI

8 Creare consapevolezza 

9 Progettazione di azioni

10 Pianificare e stabilire obiettivi

11 Gestire i progressi e le responsabilità


Parole chiave del coaching

Empatia, la nave su cui corre il coaching

02/02/2016 • By

Il coaching è uno strumento nelle mani della persona che vuole raggiungere un obiettivo.

Se tu hai un obiettivo, un desiderio, una situazione che vuoi migliorare… il coaching è uno strumento nelle tue mani.

Questo strumento funziona benissimo, ancora meglio se funziona la danza tra il coach (il tuo ‘allenatore’ che ti aiuta a procedere verso l’obiettivo) e il coachee (tu). Sotto propongo un video realizzato da Brenè Brown che mostra in modo semplice e chiaro in cosa consiste la danza tra due persone: in un rapporto di empatia.

Che non è dare consigli. Non è simpatia. E’ comprendere profondamente l’altro nella sua situazione. Sulla nave dell’empatia viaggia anche il percorso di coaching.

Buona visione!